VI giorno – 4 dicembre

Salve, o Fonte limpida
dell’acqua di vita eterna!
Salve, o Paradiso
di Dio Creatore!

Dalla «Omelia sulla Beata Vergine Genitrice di Dio Maria» di Giacomo di Sarug († 521)

Figlio della Vergine, fa che io parli della Genitrice tua, sebbene io confessi che la parola su di lei ci supera. Un cantico di ammirazione ora a parlar mi muove, e voi, prudenti, con l’orecchio dell’anima, con amore udite. Il mistero di Maria si agita in me, ché ammirato lo mostri, voi, con prudenza, le vostre menti disponete. La Vergine Santissima oggi mi chiama a parlare di lei, purifichiamo l’udito per il suo bel mistero, che non sia disonorato. Cielo secondo, nel cui seno abita il Signore dei cieli, e da lei splendette per cacciar le tenebre del mondo. Benedetta fra le donne, per cui la maledizione della terra fu sradicata e la pena di condanna già da lei ebbe fine per l’avvenire.

Pudica e casta e di bellezze di santità ripiena, è piccola per lei la bocca mia perché di lei faccia parola. Figliola di poveri, che madre del Signore de re è divenuta, e dette ricchezza al mondo povero perché di essa vivesse. Nave che, dalla casa del Padre, tesori e beni ha portato e venne a diffondere la ricchezza sulla terra che ne era priva.

Campo buono che, senza seme, covoni dette, da cui non arato grande provento crebbe. Eva seconda, che tra i mortali la vita ha generato, e pagò e strappò il chirografo di Eva madre sua. Fanciulla, che all’ava prostrata ha offerto aiuto, e dalla caduta, cui la spinse il serpente, ha sollevata. Figlia, che la veste di gloria ha tessuta e la donò al padre suo, e si rivestì perché era stato denudato tra gli alberi. Vergine che senza amplesso è divenuta madre miracolosamente, madre che senza mutazione nella sua verginità rimase.

Fulgido castello che il re costruì ed entrò ed abitò in esso, e non furono aperte dinanzi a lui le porte per uscire. Fanciulla che qual cocchio dei celesti è divenuta, ed in trionfo portò il Fortissimo che le creature porta.

Testo tratto da: AA.VV. Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, Roma 1988.